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Alang

domenica, 10 dicembre 2006

Tambu mi ha prestato “quasi per sbaglio” un libro, Terrore dal mare, di William Langewiesche (edito da Adelphi), davvero interessante. Prendo spunto da un capitolo per buttare giù un paio di considerazioni di cui voglio rendervi partecipi.
Vi siete mai chiesti che fine facciano le navi non più abili per la navigazione?
Ovviamente vengono demolite, proprio come i nostri scooter e le nostre automobili. Con un’unica differenza: la demolizione di una nave è sicuramente un processo più inquinante e pericoloso, se non eseguito rispettando le dovute norme. Norme che, ahinoi, non sono uguali per tutti i paesi.
Dopo che il Signor Armatore X ha spremuto fino all’osso la sua nave deve liberarsene. Però non “paga” la demolizione, come fareste voi in caso di demolizione della vostra auto. Eh no! Perchè una nave da demolire può valere ancora qualcosa. Si tratta pur sempre di acciaio da cui si possono ricavare altri prodotti, come i tondini per le armature del cemento. Una nave da demolire può valere anche oltre 1 miliore di dollari. Cifra sicuramente inferiore al costo necessario per eseguire l’operazione di demolizione in un cantiere adatto allo scopo, in cui gli operai lavorano in condizioni di sicurezza per la loro incolumità e la loro salute, in cui si utilizzano macchinari per disassemblare la carcassa, in cui le sostanze tossiche (esempio PCM utilizzati negli impianti idraulici/elettrici delle navi) vengono processate per non nuocere all’ambiente.
Eh no. I costi sono troppo alti! Superano quel milione! Ed allora cosa si fa? Ci si inventa un nuovo modo per demolire le navi. Oggi l’80% delle navi vengono demolite nei cantieri di Alang (qui trovate qualche foto), una lunghissima spiaggia in India, dove le navi vengono fatte arenare e poi manodopera a costo quasi nullo si preoccupa di smontare (nel vero senso del termine) con il solo ausilio di qualche argano e fiamma ossidrica un’intera nave.
Qui le norme sulla sicurezza in cantiere devono essere ancora inventate. Poco importa che periodicamente gruppi di 20/30 persone muoiano a causa dell’esplosione causata dal contatto della fiamma ossidrica con i vapori dei combustibili presenti ancora nelle cisterne delle navi. Poco importa che i fluidi residui (tossici e non) vengano assorbiti dal terreno o ricadano in mare. Poco importa che gli operai respirino sostante tossiche e si ammalino. Il tutto permette di far guadagnare ancora qualcosa al signor X di prima, che per la demolizione della SUA nave spenderà molto molto meno. E poi, stiamo pur sempre parlando del Terzo Mondo, no?
GreenPeace si occupa da diversi anni anche di questo problema. Eccovi il link, nel caso vogliate approfondire l’argomento.

5 commenti

  1. Alang su Google Maps

    :-/


  2. Interessante la foto. Rende l’idea del degrado di quel luogo!


  3. le macchie nere non oso immaginare che liquidi siano. E hai visto più a nord-est che c’è anche una portaerei?


  4. E’ quella smantellata “per metà”?


  5. no, è ancora al largo



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